Conferenza “Historical Materialism” a Roma

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Femministe Nove interviene nella Conferenza “Historical Materialism” a Roma all’interno del panel dedicato all’autodeterminazione e all’autogoverno.

Venerdì 18 settembre 2015, ore 14.30-16.00
FACOLTA’DI LETTERE E FILOSOFIA DI  ROMA TRE
via Ostiense, 234 AULA MATASSI

INTERVENGONO:

Federica Castelli. LA COMUNE DI PARIGI 1871. TRA NUOVE ISTITUZIONI E PRATICHE DI AUTOGOVERNO

Femministe Nove. AUTODETERMINAZIONE, UN MANIFESTO FEMMINISTA

Ozlem Tanrikulu. AUTONOMIA DEMOCRATICA E FEMMINISMO. UN ESEMPIO: IL ROJAVA

COORDINA: Eleonora Forenza

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Femministe Nove firma l’ appello delle donne curde

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La mentalità patriarcale e la complicità fra AKP e daesh è il segno più atroce del femminicidio.

Il movimento delle donne curde in Europa TJKE e la rappresentanza internazionale del movimento delle donne curde, l’ ufficio delle donne curde per la pace CENI, la fondazione internazionale delle donne libere, la casa delle donne Utamara, la fondazione Roj women, la fondazione Helin, e tutte le assemblee popolari delle donne curde in Europa condannano fermamente l’ esecuzione di Kevser Elturk (Ekin Van), combattente delle YJA STAR, torturata e uccisa dai militari turchi ed esposta nuda in modo disumano nel centro della città di Varto nel Kurdistan turco. L’onta e il disonore di questo gesto resterà scritto nella storia.

Nel nome del regno del sultanato, la mentalità dell’AKP rigetta l’umanità sulla via della morte, continuando a percorrere la via della guerra, con il solo scopo di demoralizzare la resistenza delle donne curde. Keveser Elturkè il simbolo della resistenza delle donne curde. Come donne curde e del mondo chiediamo giustizia per questo gesto orribile. In tutte le guerre conosciute nella storia del mondo, le donne sono state utilizzate come bottino di guerra. Oggi in Irak le donne continuano ad essere vendute nei mercati della schiavitù sessuale. L’ immagine delle donne curde trainate a terra dai carri armati turchi e i loro corpi esposti nudi nei media sono ancora attuali.

La mentalità conservatrice e patriarcale non sopporta l’ ideologia della liberazione delle donne, che appartiene ai valori dell’ umanità. Le atrocità inflitte a Keveser Elturk sono la rappresentazione della mentalità maschile degli anni ’90 che si ripropone oggi. L’etica del disonore si concretizza con la complicità fra AKP e daesh. La cultura dello stupro che ha messo in atto il femminicidio di Ekin Van è la conseguenza della continua guerra nei confronti del diritto alla legittima difesa delle donne curde, oggi simbolo della resistenza delle donne di tutto il mondo. Come movimento delle donne curde e associazioni di donne curde ci uniamo e sosteniamo questo appello del KJA, e denunciamo questa politica incosciente e disumana portata avanti dalla polizia dell’ AKP contro le donne. Di conseguenza resistiamo contro la mentalità dell’ AKP, come i combattenti YPG hanno sconfitto il califfato di daesh.

Lanciamo un appello all’ opinione pubblica, alle organizzazioni dei diritti umani, alle femministe a tutte le associazioni sensibili a questa situazione ad essere solidali alla nostra causa e ad unirsi nella lotta contro questa guerra e femminicidio messo in atto dall’ AKP.

Riscriviamo la storia, costruiamo insieme il confederalismo democratico, rafforziamo la nostra autodifesa contro la mentalità patriarcale.

Parigi 19/08/2015

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Femministe Nove firma l’appello delle donne curde

ekin

La mentalità patriarcale e la complicità fra AKP e daesh è il segno più atroce del femminicidio.

Il movimento delle donne curde in Europa TJKE e la rappresentanza internazionale del movimento delle donne curde, l’ ufficio delle donne curde per la pace CENI, la fondazione internazionale delle donne libere, la casa delle donne Utamara, la fondazione Roj women, la fondazione Helin, e tutte le assemblee popolari delle donne curde in Europa condannano fermamente l’ esecuzione di Kevser Elturk (Ekin Van), combattente delle YJA STAR, torturata e uccisa dai militari turchi ed esposta nuda in modo disumano nel centro della città di Varto nel Kurdistan turco. L’onta e il disonore di questo gesto resterà scritto nella storia.

Nel nome del regno del sultanato, la mentalità dell’AKP rigetta l’umanità sulla via della morte, continuando a percorrere la via della guerra, con il solo scopo di demoralizzare la resistenza delle donne curde. Keveser Elturkè il simbolo della resistenza delle donne curde. Come donne curde e del mondo chiediamo giustizia per questo gesto orribile. In tutte le guerre conosciute nella storia del mondo, le donne sono state utilizzate come bottino di guerra. Oggi in Irak le donne continuano ad essere vendute nei mercati della schiavitù sessuale. L’ immagine delle donne curde trainate a terra dai carri armati turchi e i loro corpi esposti nudi nei media sono ancora attuali.

La mentalità conservatrice e patriarcale non sopporta l’ ideologia della liberazione delle donne, che appartiene ai valori dell’ umanità. Le atrocità inflitte a Keveser Elturk sono la rappresentazione della mentalità maschile degli anni ’90 che si ripropone oggi. L’etica del disonore si concretizza con la complicità fra AKP e daesh. La cultura dello stupro che ha messo in atto il femminicidio di Ekin Van è la conseguenza della continua guerra nei confronti del diritto alla legittima difesa delle donne curde, oggi simbolo della resistenza delle donne di tutto il mondo. Come movimento delle donne curde e associazioni di donne curde ci uniamo e sosteniamo questo appello del KJA, e denunciamo questa politica incosciente e disumana portata avanti dalla polizia dell’ AKP contro le donne. Di conseguenza resistiamo contro la mentalità dell’ AKP, come i combattenti YPG hanno sconfitto il califfato di daesh.

Lanciamo un appello all’ opinione pubblica, alle organizzazioni dei diritti umani, alle femministe a tutte le associazioni sensibili a questa situazione ad essere solidali alla nostra causa e ad unirsi nella lotta contro questa guerra e femminicidio messo in atto dall’ AKP.

Riscriviamo la storia, costruiamo insieme il confederalismo democratico, rafforziamo la nostra autodifesa contro la mentalità patriarcale.

Parigi 19/08/2015

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Processo per stupro…30 anni dopo

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Le motivazioni della sentenza con cui la Corte di Appello di Firenze assolve i 6 imputati per lo stupro di gruppo della Fortezza di Firenze avvenuto 7 anni fa ai danni di una donna di 22 anni sono inaccettabili e violente a loro volta.

Un processo alla vita e alle scelte della donna, una storia che si ripete e che fa tornare di attualità il documentario “Processo per stupro” di Loredana Rotondo datato 1979.

Un’assoluzione che è una condanna all’ “atteggiamento sicuramente ambivalente nei confronti del sesso” della giovane, non libera di scegliere come vestire, cosa bere, chi frequentare, come ballare, a quali workshop partecipare, se e quando rifiutare.

Ambivalente è la giustizia. Violento è stato tutto l’iter degli interrogatori, delle supposizioni, dei luoghi comuni fatti legge, delle bassezze morali ed etiche messe in campo, fino ad arrivare al paradosso: colpevole è la donna, assolti gli assalitori.

Un attacco all’autodeterminazione di tutte le donne, di fronte alla quale nessuna di noi può rimanere zitta.

Femministe Nove aderisce alla manifestazione in programma domani 28 luglio alla Fortezza da Basso di Firenze.

Perché uno stupro è uno stupro e nessuna scusa è ammissibile.

La libertà è la nostra “fortezza”. Riprendiamoci la Fortezza!

Qui potete leggere la lettera della ragazza all’indomani dell’assoluzione dei suoi stupratori.

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Associazione Libellula e Femministe Nove presentano Elena D’Oxum

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ROJAVA. La rivoluzione delle donne

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Apprendere pratiche alternative per sfidare la modernità capitalista. Femministe Nove ad Amburgo

All’Università di Amburgo, in Germania, più di un migliaio di persone tra attivisti, studenti, gruppi di femministe e intellettuali provenienti da tutto il mondo, hanno partecipato, dal 3 al 5 Aprile 2015, alla conferenza internazionale “Challenging Capitalist Modernity II” per discutere delle prospettive aperte dai movimenti di liberazione curdi e da altre realtà in lotta.

Nel nesso inscindibile tra la libertà delle donne nella lotta della liberazione curda e la costruzione di un sistema di democrazia radicale antimonopolistico e senza stato, il femminismo ricopre un ruolo di fondamento. Il “confederalismo democratico”, per mezzo di un’accurata analisi politica dei sistemi capitalisti, mette in discussione il modello centralista della conservazione del potere maschile. Si propone di trasformare le strutture tradizionali delle gerarchie alimentate dal sessismo, rese possibili attraverso ideologie coloniali di oppressione con ruolizzazioni e rapporti di dominio codificati. Il modello elaborato da Öcalan è oggi assunto dalle organizzazioni autonome delle lotte femministe curde. Nell’intendere l’ambito dell’economico, del sociale e del politico come luoghi di risignificazione collettiva, nei continui richiami internazionali allo scambio attraverso la volontà di confronto tra le produzioni di saperi e di pratiche alternative, le donne curde indicano un cammino disposto oltre l’idea individualistica della libertà, capace di aprire nuovi interrogativi e nuove sfide comuni per il presente.

Leggi il report di Alessia Dro

Ascolta la trasmissione di Radio Onda Rossa

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COMUNICATO DELLA DELEGAZIONE INTERNAZIONALE DI DONNE IN ROJAVA PER IL 25 NOVEMBRE 2014

RojavaSiamo appena tornate dal Rojava, la regione liberata del Kurdistan nel nord della Siria, e vogliamo innanzitutto dirvi CHE LE DONNE E GLI UOMINI HANNO FATTO E STANNO FACENDO LA RIVOLUZIONE FEMMINISTA. Le donne hanno assunto un ruolo centrale nella costruzione della nuova società democratica radicale, che è basata sulla liberazione delle donne e sulla costruzione di nuovi soggetti liberi.

Questa rivoluzione sta realizzando nella pratica un’elaborazione teorica molto avanzata di MESSA IN DISCUSSIONE IN MODO PROFONDO TUTTE LE FORME DI OPPRESSIONE DI GENERE, CLASSE, PROVENIENZA CULTURALE ED ETNICA, in collegamento con un’analisi radicale degli ultimi 5000 anni di civiltà e di storia delle donne e con una prospettiva di autorganizzazione contro gli interessi del potere colonialista, imperialista e guerrafondaio.

La delegazione di donne è nata per iniziativa dal movimento delle donne kurde in Europa, in collaborazione con il movimento femminista autorganizzato. In 7 donne, femministe e lesbiche, da Italia, Germania, Austria e Francia, di età compresa tra i 25 ed i 75 anni, siamo andate in Kurdistan irakeno e in Rojava, dal 22 al 29 novembre.

Mentre in Europa le donne sono scese in piazza in molte città per il 25 NOVEMBRE – GIORNATA INTERNAZIONALE DI LOTTA CONTRO LA VIOLENZA MASCHILE SULLE DONNE – abbiamo voluto PORTARE LA NOSTRA SOLIDARIETÀ CONCRETA ALLA RIVOLUZIONE DELLE DONNE in Rojava e alla resistenza di Kobane.
Abbiamo anche portato i messaggi di solidarietà al movimento delle donne in Rojava da parte di 12 organizzazioni di donne e gruppi femministi.

La delegazione di donne è stata bloccata per due giorni al confine da parte del governo regionale kurdo nel nord dell’Iraq.

In Rojava il movimento delle donne ha organizzato per il 24 novembre un congresso in cui hanno partecipato circa 300 donne e IL 25 NOVEMBRE CI SONO STATE MANIFESTAZIONI DI DONNE IN TUTTE LE CITTÀ DEI TRE CANTONI.
Il nostro scopo, come delegazione di donne, è stato quello di incontrare le donne e conoscere le strutture delle organizzazioni delle donne e capire le loro analisi, richieste e prospettive.

Siamo andate in Rojava con la consapevolezza che NELLE GUERRE IN MEDIO ORIENTE E CONTRO LA LIBERTÀ DEL MOVIMENTO KURDO sono coinvolti gli
INTERESSI DEL POTERE POLITICO ED ECONOMICO DELL’UE, che traggono
VANTAGGI DALLA GUERRA, DALL’ESPORTAZIONE DI ARMI E DALLO SFRUTTAMENTO DEL PETROLIO. Siamo andate sapendo che NEI MASS-MEDIA EUROPEI LE DONNE KURDE COMBATTENTI NELLA RESISTENZA ARMATA SONO FATTO OGGETTO DELLO SGUARDO SESSISTA, piuttosto che come soggetti in lotta per la democrazia radicale, basata sulla liberazione delle donne.

LA RESISTENZA DELLE DONNE È UNA LOTTA PER LA LIBERTÀ DELLE DONNE
KURDE, ARABE, SIRIANE E DI TUTTE LE DONNE DEL MONDO. È una lotta per la dignità e l’umanità.

Le donne COMBATTONO AL FRONTE, come forza armata indipendente, contro Daesh/Is, e COMBATTONO CONTRO IL SISTEMA PATRIARCALE all’interno delle strutture tradizionali delle società kurda, yazida e siriana, così come nelle strutture patriarcali moderne che esistono in Siria e in Europa. La loro resistenza sfida radicalmente e profondamente il razzismo e l’eurocentrismo.

Grazie all’impegno di una di noi, partecipante alla delegazione come avvocata per i diritti delle donne e per i diritti umani, a Erbil/Hawler, capitale del governo regionale autonomo del Kurdistan nel nord dell’Iraq, abbiamo incontrato un rappresentante della comunità
yazida e una donna yazida fuggita dalla prigionia del Daesh/Is. Dalle prime indagini risulta che SONO SCOMPARSE TRA LE 2 E LE 7 MILA DONNE E RAGAZZE YAZIDA, MENTRE 305 DONNE SONO RIUSCITE A FUGGIRE DALLA PRIGIONIA
DI DAESH/IS E DALLA SCHIAVITÙ SESSUALE. La loro liberazione e la loro fuga sono parte della resistenza nella regione.

Il primo giorno in Rojava abbiamo visitato il campo rifugiati Newroz, in cui vivono 5-6 mila yazidi. Il campo ha una struttura autorganizzata, ma mancano alcuni beni di prima necessità, per esempio stufe per le tende, visto che l’inverno sta arrivando, e macchine da cucire per aggiustare i vestiti. Molti generi di soccorso e soldi promessi dall’Europa e
dall’Onu non sono mai arrivati al campo.

Negli altri quattro giorni, in collaborazione con una rappresentante del movimento delle donne, ABBIAMO VISITATO VARIE STRUTTURE DEL MOVIMENTO DELLE DONNE. Tutte le donne che abbiamo incontrato si definiscono femministe. Abbiamo incontrato le rappresentanti di Yakadiya Star, le lavoratrici di una cooperativa tessile di donne, le compagne di una delle Case delle donne NPZJ (Navenda Perwerde û Zaniksta Jin), che sono state costruite in ogni distretto, l’organizzazione delle donne Sara contro la violenza maschile sulle donne, le rappresentanti dell’Accademia delle donne Star e dell’Accademia di giurisprudenza per la democrazia e la libertà, le donne della prima università in lingua kurda, una unità di Asayisa Jiné (le forze di sicurezza di donne nella società) e una unità delle YPJ (Unità di protezione delle donne).
Tutte le rappresentanti, attiviste e combattenti non prendono soldi per il loro lavoro e ricevono ciò di cui hanno bisogno dalle strutture collettive.

Abbiamo visto la DECOSTRUZIONE DEI RUOLI DI GENERE e la COSTRUZIONE
DELLA NUOVA SOCIETÀ FEMMINISTA, con le sue ripercussioni nelle case, nelle relazioni, nel modo di reagire alle violenze, negli atteggiamenti degli uomini, nell’assunzione cosciente dei ruoli di potere affinché non diventino di prevaricazione, nelle strutture organizzative sociali che permettono di prendere coscienza, studiare, riconoscere, reagire,
inventare…

Siamo state ospiti delle famiglie e abbiamo vissuto con loro la vita quotidiana, comunicando con gesti e risate, parlando del lavoro quotidiano, dei cambiamenti nella vita quotidiana delle donne e delle storie di carcere e di resistenza.

Siamo molto impressionate e commosse dagli incontri e RINGRAZIAMO TUTTE
LE COMPAGNE CHE ABBIAMO INCONTRATO PER IL LORO IMPEGNO E OSPITALITÀ.

LA RIVOLUZIONE DELLE DONNE È POSSIBILE.

Il movimento delle donne in Europa si deve impegnare nella solidarietà con il Rojava e per sviluppare la lotta comune per la rivoluzione sociale basata sulla liberazione delle donne.

LE DONNE IN ROJAVA STANNO FACENDO LA LORO PARTE, ADESSO TOCCA A NOI.

JIN JIYAN AZADÎ (LE DONNE VIVONO IN LIBERTÀ)

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25 novembre. Contro la violenza sulle donne riprendiamoci le strade del Pigneto

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Il 25 novembre ricorre la Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne, proclamata in seguito alla tortura e all’uccisione nel 1960 delle sorelle Mirabal da parte del regime di Trujillo, nella Repubblica Dominicana, donne impegnate nella lotta di liberazione del loro paese.

Proprio a Roma nel 1976 nasce la prima passeggiata contro la violenza, 20.000 donne invadono le strade al grido di Riprendiamoci la notte, a pochi mesi dal processo per il massacro del Circeo.

Questo bisogno ancora oggi è terribilmente attuale ed è per questo che il 25 novembre vogliamo invitarvi a riprenderci insieme le vie del Pigneto.

La violenza maschile è la prima causa di morte delle donne in Italia come nel resto del mondo, non ha classe né passaporto e nella maggior parte dei casi nasce tra le mura domestiche.

Non intendiamo solo ricordare e celebrare una data, scendiamo in strada per ribadire che la nostra libertà di vivere la città non è data dalle misure di controllo, dalle telecamere, dalla militarizzazione, dalla detenzione né dall’emarginazione, ma dalla nostra autodeterminazione dentro e fuori casa e dalla solidarietà e sorellanza tra donne, dalla potenza delle nostre rivendicazioni e dalla complicità e unione delle nostre lotte.

Abbiamo scelto il Pigneto perché è un quartiere in cui molte di noi escono, vivono e lavorano, sempre più spesso percorriamo le sue strade con gli occhi bassi, di fretta, e se possiamo non da sole.

Vogliamo rispondere alla violenza e alle paure riprendendoci le strade e invitando tutte a non rimanere indifferenti, a stare attente le une alle altre, a non legittimare omertà, atteggiamenti e atti sessisti, omofobi, lesbofobici, transfobici e razzisti.

Una passeggiata di rivendicazioni collettive, rumorosa, sonora. Illuminiamo le strade, facciamole risuonare di musica, risate, colori, desideri.

Ci vediamo il 25 Novembre alle 18.30 davanti alla scuola Pisacane (via dell’Acqua Bullicante, 30) per arrivare fino all’isola pedonale del Pigneto.

Dentro e fuori le case, contrastiamo la violenza tutte insieme!

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Addio a Mariella Gramaglia

Il Collettivo di Femministe nove si stringe al dolore di parenti, amici, coloro che hanno amato, seguito, letto i lavori di questa grande donna.

Ciao cara Mariella.

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